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Costi

Quanto costa davvero un'ora di lavoro dell'impiantista e come si calcola il costo orario?

di · · Lettura di circa 7 minuti

Un paio di scarponi da lavoro accanto a guanti e attrezzi manuali appoggiati a terra
Immagine generata con intelligenza artificiale.

Il prezzo dell'ora non si copia dal collega: si costruisce partendo dalle ore che riesci davvero a fatturare in un anno.

La risposta breve è questa: un'ora di lavoro costa alla ditta molto più di quanto costa la busta paga o di quanto il titolare si mette in tasca, perché ogni ora venduta deve reggere sulle spalle tutte le ore non vendute e tutte le spese che corrono anche quando il furgone è fermo. Il calcolo si fa in tre passaggi: si contano le ore realmente fatturabili in un anno, si sommano tutti i costi annui della ditta, si divide il secondo numero per il primo. Quello che esce è il costo orario, il punto sotto il quale ogni intervento è in perdita.

Tutto il resto è metodo: capire quali voci entrano nella somma, dove finiscono le ore che spariscono e come si trasforma quel numero in prezzi di listino che si possano scrivere in un preventivo senza rifare i conti ogni volta.

Ore lavorate e ore fatturabili non sono la stessa cosa

Chi apre partita IVA parte quasi sempre dal conto sbagliato: otto ore al giorno per cinque giorni, per le settimane dell'anno. Quel numero non esiste nella vita di un impiantista, perché descrive le ore in cui sei al lavoro, non le ore che finiscono su una fattura.

Fra le due cifre si apre un buco fatto di cose che nessun cliente ti paga: gli spostamenti fra un intervento e l'altro, la fila al banco del grossista, i preventivi scritti la sera, i sopralluoghi gratuiti, le telefonate per gli appuntamenti, la fatturazione elettronica e la contabilità, i corsi obbligatori, le ferie, le malattie, i rientri per un pezzo dimenticato.

Il modo onesto di procedere è tenere un mese di registro vero: per ogni giornata annoti quante ore hai passato in cantiere con il cronometro che gira per il cliente e quante ore sono servite a far girare la ditta. Ripeti in un mese di alta stagione e in uno di bassa, poi porta la media all'anno. Il risultato di solito sorprende, ed è la base di ogni prezzo sensato.

  • Ore di presenza annue: giorni lavorativi effettivi per le ore medie di giornata.
  • Meno ferie, festività, permessi e giornate di malattia previste.
  • Meno viaggi, ritiri materiale e trasferte non addebitate in fattura.
  • Meno amministrazione, preventivi, solleciti e chiamate senza esito.
  • Meno formazione, aggiornamenti tecnici e adempimenti sulla sicurezza.
  • Meno manutenzione del furgone e riordino del magazzino.

Quello che resta sono le ore fatturabili. È il denominatore del calcolo, ed è anche il numero su cui conviene lavorare prima di alzare i prezzi: recuperare mezz'ora al giorno di lavoro amministrativo vale quanto un ritocco al listino. Il tempo dei preventivi è il primo candidato, ed è esattamente il motivo per cui PreventivoArtigiano prepara il preventivo dal furgone con il tuo listino invece di lasciarlo alla sera in cucina.

I costi fissi che l'ora deve coprire

Il numeratore è la somma di tutto ciò che la ditta spende in un anno per esistere, materiali dei cantieri esclusi, perché quelli si addebitano a parte riga per riga. Vanno raccolti guardando l'estratto conto e il bilancio dell'anno passato, non a memoria.

Le voci ricorrenti sono quasi sempre le stesse: la responsabilità civile professionale e le altre polizze, i contributi previdenziali, il commercialista e il consulente del lavoro, i contributi alla camera di commercio, il telefono e la connessione, i software gestionali, il canone della sede o del magazzino con utenze e rifiuti, il costo della sorveglianza sanitaria e dei dispositivi di protezione, l'abbigliamento da lavoro, le tarature degli strumenti di misura, gli aggiornamenti richiesti dagli obblighi tecnici del settore. Chi opera su impianti soggetti al DM 37 del 2008 mette in conto anche il tempo e i costi legati alla documentazione di conformità.

Le imposte sul reddito e i contributi si trattano a parte, perché dipendono dal regime fiscale scelto e dall'utile: non si spalmano sul costo orario, si coprono con il margine di cui parliamo più avanti. Per gli importi esatti di contributi e diritti annuali conviene sempre partire dal proprio cassetto previdenziale e dalle comunicazioni ufficiali dell'ente, perché cambiano nel tempo e per categoria.

Furgone, attrezzatura e magazzino: quanto pesano all'ora

Il furgone è l'officina che si sposta, e come tutte le officine si consuma. Non si contano solo gasolio, bollo, assicurazione e tagliandi: si conta anche la quota annua di ammortamento, cioè il valore del mezzo diviso per gli anni in cui pensi di usarlo prima di sostituirlo. Se un mezzo lo tieni sette anni, ogni anno una settima parte del suo costo va nel calcolo, altrimenti il giorno della sostituzione arriva senza cassa.

Lo stesso vale per l'attrezzatura: pressatrice, termocamera, cercafughe, avvitatori, ponteggi leggeri, strumenti di misura, tester e pinze amperometriche. Ognuno ha un costo di acquisto e una vita utile stimata, e la quota annua entra nel numeratore. Vale anche per il magazzino di raccorderia, guarnizioni e minuteria, che immobilizza denaro e ogni tanto va svalutato per il materiale invenduto o obsoleto.

Le tre famiglie di costo che compongono il costo orario
FamigliaChe cosa contieneCome entra nel calcolo
StrutturaPolizze, contributi, consulenze, telefonia, software, sede o magazzinoTotale annuo diviso per le ore fatturabili
Mezzi e attrezziFurgone, utensili, strumenti di misura, scorte di magazzinoQuota annua di ammortamento più i costi di esercizio
PersoneRetribuzione lorda, contributi, TFR, sicurezza, formazioneCosto annuo del posto di lavoro diviso per le sue ore fatturabili

Il costo del dipendente e quello del titolare

Per un dipendente il calcolo è documentato: il costo aziendale annuo del posto di lavoro comprende la retribuzione lorda del contratto applicato, i contributi a carico del datore, gli accantonamenti come il trattamento di fine rapporto, la formazione obbligatoria, la sorveglianza sanitaria e i dispositivi di protezione. Il consulente del lavoro fornisce il totale, che va diviso per le ore fatturabili di quella persona, non per le ore del suo contratto.

Per il titolare artigiano il ragionamento cambia, ed è qui che molte ditte si fanno male. Il titolare non ha una busta paga da fotocopiare: deve decidere quanto vuole guadagnare al netto in un anno, aggiungere i contributi previdenziali e le imposte che quella somma comporta, e mettere il risultato fra i costi. Se il compenso del titolare non entra nel conteggio, la ditta sembra guadagnare mentre in realtà sta pagando lo stipendio con il denaro che serviva a cambiare il furgone.

Dal costo orario al prezzo orario: il margine

Costo orario e prezzo orario sono due cose diverse. Il primo è il pareggio, il secondo è quello che scrivi al cliente. Fra i due sta il margine, che non è avidità ma la riserva con cui si affrontano le cose che accadono davvero: un cliente che paga con novanta giorni di ritardo, un intervento in garanzia, una fornitura che rincara fra il preventivo e la posa, un mese di lavoro sotto le previsioni, l'acconto per un attrezzo nuovo.

La percentuale di margine la decidi tu in base al rischio del lavoro e alla tua posizione sul mercato locale, e va applicata sopra il costo orario, non dedotta dal prezzo finale. Su lavori con molte incognite, tipicamente le ristrutturazioni in edifici vecchi, il margine è più alto perché più alta è la probabilità di sorprese: per ridurle serve un rilievo fatto bene, e vale la pena rivedere che cosa bisogna controllare durante il sopralluogo prima di preparare un preventivo prima di fissare la cifra.

Un'ultima verifica: se il prezzo che esce ti sembra fuori mercato, il problema quasi mai è il margine. Di solito sono poche le ore fatturabili, oppure ci sono voci che il preventivo non addebita mai, come le trasferte o il materiale di consumo. Gli scivoloni ricorrenti sono raccolti nell'articolo sui sette errori nei preventivi per impianti che bruciano il margine della ditta.

Riportare il calcolo dentro le voci del listino

Un costo orario che resta su un foglio non serve a niente. Va tradotto in voci pronte, perché in cantiere non hai tempo di rifare la divisione. Il passaggio è semplice: per ogni lavorazione ricorrente stimi le ore medie reali, comprese preparazione e pulizia finale, e le moltiplichi per il prezzo orario. Diventa una voce a corpo, con il suo tempo dietro.

I passaggi in ordine

  1. Conta le ore fatturabili annue con un registro reale, non a stima.
  2. Somma i costi annui di struttura, mezzi, attrezzatura e persone.
  3. Aggiungi il compenso lordo che il titolare vuole ottenere.
  4. Dividi il totale per le ore fatturabili: è il costo orario di pareggio.
  5. Applica il margine scelto e ottieni il prezzo orario da listino.
  6. Trasforma le lavorazioni ripetitive in voci a corpo con le ore dentro.
  7. Rivedi il calcolo una volta all'anno e dopo ogni acquisto importante.

Le voci a corpo vanno tenute leggibili per il cliente, che non deve vedere il tuo conto interno ma capire che cosa compra. Un listino aggiornato ha anche il vantaggio di viaggiare con te sul telefono, e questo conta perché i committenti leggono e accettano sempre più il preventivo direttamente dal telefono, spesso nelle ore in cui sei ancora in cantiere.

In sintesi: un'ora di lavoro costa alla ditta tutti i suoi costi annui divisi per le ore che riesce davvero a vendere, e vale il prezzo che aggiunge a quel numero un margine deciso con la testa. È un conto che ogni impiantista può fare in una sera, ma che va rifatto ogni anno. Quando il numero c'è, il posto giusto in cui viverlo è il listino: PreventivoArtigiano tiene le tue voci, le ore e le aliquote pronte e stampa il documento prima che tu rimetta in moto. Se vuoi vederlo sul tuo listino, scrivici dal modulo di contatto oppure a jimenezjulien42@gmail.com.

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